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L'agorafobia urbana è una sensazione che crea un forte contrasto con lo stato d'animo del
momento causando istanti di trance e alienazione. Essa viene percepita in conseguenza alla
visione fugace ed improvvisa di immagini di paesaggi urbani. Una sorta di percezione di
disagio che non necessariamente viene rappresentato con la riproduzione grafica di realtà
territoriali che presentano caratteristiche di degrado.
La vista di un quartiere residenziale da una strada fuori città, tetti con antenne di sera,
voci di bambini da una scuola in lontananza, periferie in prossimità di porti, palazzi
solitari che costeggiano tangenziali di grandi città costituiscono esempi di immagini che
possono dar luogo ad un episodio percettivo agorafobico-urbano. Questo può dare inizio al processo di creazione della composizione.
Un esempio può essere rappresentato dalla sensazione che potrebbe affiorare immaginando un
determinato luogo, ad esempio: una mattina, uno scantinato o interrato di un palazzo disabitato di periferia. Si riesce a immaginare e quasi percepire una presenza umana testimoniata da oggetti in disuso, infissi distrutti, scritte sui muri, rifiuti.
I luoghi abitati dagli uomini e poi abbandonati al degrado acquistano lentamente una propria e nuova identità che si distacca e differenzia dalla destinazione d'uso che potevano avere
in passato. Essi possono diventare fertili luoghi di riflessione in cui gli oggetti e le
infrastrutture diventano, nella loro fissità/inutilità, veicolo importante ed efficace per la
percezione agorafobico-urbana.
Le cose abbandonate una volta persa l'utilità acquistano la caratteristica di unicità.
La sensazione di alienazione provocata può essere percepita anche da un treno che lentamente
sfiora dei caseggiati di periferia, in cui si notano poche luci provenienti dagli appartamenti
dove la presenza umana è testimoniata solamente dal fatto che ad edificio residenziale
si associa per definizione un nucleo di persone che lo abitano.
La petica (poetica?) dell'agorafobia urbana risiede appunto nella capacità di percepire
questo tipo di sensazioni che, a breve termine, portano alla trasposizione su tela di
composizioni che possono richiamarla in qualsiasi momento.
I comparti urbani socio-territoriali si evolvono a differenti andature: quella iperveloce di alcuni e quella lenta di altri che si destrutturano lentamente. In questi ampie zone
vengono emarginate dalle ristrutturazioni in corso. E' proprio in queste zone, in pochi secondi di trance emotiva, che l'agorafobia urbana più latente sfocia in una ricerca di immagini malinconiche immagazzinate nella memoria. Essa si manifesta con i connotati del timore di allontanarsi da un luogo che, sebbene circoscritto e talvolta degradato, apre le porte alla creazione artistica.
Per acquisire la capacità di evocare, o meglio rievocare le sensazioni, non sarà necessario
rappresentare l'immagine della realtà assimilata in modo preciso e realistico in senso pittorico ma sarà sufficiente rendere l'idea d'insieme con volumi e colori. In questo modo è
l'immaginazione che dà inizio al procedimento che porta alla rivisitazione immediata di una
sensazione agorafobico urbana.
In sintesi il concetto si può esprimere tramite lo scarto semantico sensazione-sensatezza, con i due termini che si alternano senza che il significato dell'uno prevalga sull'altro.
Partendo da questa premessa la composizione Bambino con palloncino [non esposta] appare di semplice lettura.
Un orizzonte occupato da un caseggiato accerchiato da campi incolti, in primo piano un uomo di spalle che tiene per mano una bambino con un palloncino. Il cielo alto e terso contribuisce a creare il senso di vastità che nel contesto "opprime" e soffoca l'agglomerato urbano.
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Precursori e ispiratori di questo personale
procedimento pittorico sono Mario Sironi,
[a sinistra] Carlo Carrà e in parte Ottone Rosai.
In Paesaggio urbano di Mario Sironi il
tema del paesaggio urbano di matrice futurista
è tradotto in una dimensione desolata e cupa.
Le periferie sono uno dei temi più cari alla
pittura sironiana prima del definitivo
interesse per il recupero delle tecniche
tradizionali dell'arte.
L'intensità delle pennellate suggerisce il tratto
espressionista con una serrata sintesi formale
che richiama alle rappresentazioni di emozioni
(o sensazioni) descritte in precedenza.
I volumi sono delineati, quasi incisi, da segni
neri che marcano le finestre come vuoti.
Non esiste un rapporto con una dimensione umana
ma solo tra architettura e atmosfera, entrambe
risolte con pennellate pastose che circondano di
segni le forme.
I profili neri degli edifici sono esaltati dal
chiarore del cielo, il contrasto tra luci e ombre
è l'unico elemento costruttivo delle masse.
E' difatti il contrasto tra volumi e colori che
contribuisce attivamente, insieme al soggetto
della composizione, a creare l'istante di
alienazione inteso come esperienza agorafobica
urbana.
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In Canto proibito [a sinistra] si nota una sorta
di agorafobia urbana trasportata all'esterno dello
spazio urbano.
Tre elementi naturali: un albero, una nuvola ed
un sole vengono posti in verticale richiamando
una struttura geometrica verticale peculiare del paesaggio
urbano. La composizione vuole rappresentare e
fermare a tempo indeterminato un attimo improbabile
in cui anche tre elementi mobili, che in natura si
spostano su diverse traiettorie, possono allinearsi
per qualche istante, creando un paesaggio che si
discosti dai canoni compositivi tradizionali.
I volumi sono appena accennati fatta eccezione per
il blu dell'acqua; in questo caso è il cielo che
occupa la parte principale della composizione e
che nella sua neutralità offre lo sfondo più adeguato. |